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UN ANNO DI "LA FABBRICHETTA"
La Fabbrichetta gira la boa del suo
primo anno di esistenza. Era l’inizio del 2005 quando alcune persone si
trovavano, unite da una passione per la politica come costruzione
civile,come partecipazione creativa piuttosto che distruttiva delle opere
altrui. Ci teneva insieme la convinzione che fosse necessario un
ripensamento, una rielaborazione delle categorie di conoscenza della città
e soprattutto una pratica nuova che mettesse al primo posto i contenuti,le
idee innovative e condivise,rispetto agli schieramenti e ai nomi. Si
trattava di lavorare,prima che parlare,secondo una nota tradizione
milanese. Così decidemmo di chiamarci “la Fabbrichetta”, parodiando
benignamente La Fabbrica di Prodi. Abbiamo iniziato dal basso:dalla realtà
dei condomini (così vituperati eppure così diffusi,da essere esperienza di
molti), dal verde che vorremmo e che nessuno ci ha dato, dalla realtà
metropolitana di Milano,fatta da più città in una, da un arcipelago di
isole di quartiere dedicate (la moda,la notte,gli artigiani,ecc.). Abbiamo
parlato delle case che non ci sono anche se la popolazione diminuisce,
dell’energia che nessuno pensa più di risparmiare,del diritto d’accesso
alla rete delle informazioni. Abbiamo parlato di una città rumorosa,nemica
delle biciclette. Abbiamo parlato di poveri che debbono fare gli
equilibristi per arrivare alla fine del mese. Abbiamo parlato dei diritti
dei ragazzi e delle ragazze. Di soggetti economici come le assicurazioni
che da questa città prendono tanto e che potrebbero restituire…
Tutto questo l’abbiamo fatto con incontri con persone competenti. E a
queste persone abbiamo chiesto di fare uno sforzo politico: di declinare
la loro competenza in obiettivi concreti,in proposte per la città. E’
quello che i partiti hanno smesso di fare da un po’…
La competenza fa paura. Lasciata “sola” può produrre anche progetti
dispotici,ma la politica deve partire da li, deve coniugare conoscenza e
progetto sociale.
Ma il progetto non è nulla se non è condiviso. Ed allora da subito abbiamo
pubblicato ogni contributo sul sito. Un editore di giornali di zona ha
intuito la novità del nostro lavoro e, senza niente chiedere, ogni mese ha
dedicato una pagina alla Fabbrichetta sui suoi giornali che distribuiscono
100.000 copie a Milano.
Questo nostro modo di lavorare è stato “contagioso”, se poco dopo che il
Corriere della Sera dava notizia di noi (24/4/05),il centrosinistra dava
vita al “Cantiere”,un tentativo di allargare le modalità di discussione e
decisione politica. Noi abbiamo preferito rimanerne fuori perché ci
sembrava difficile che associazioni di natura così diversa per storia e
obbiettivi potessero lavorare insieme in maniera rapida ed utile alla
formazione di un programma per le prossime elezioni amministrative. Come
pensavamo l’attività è stata assemblearista all’inizio, poi scavalcata da
un partito nell’indicazione di un candidato (Veronesi), poi ancora
superata dal meccanismo delle primarie ed in fine il contributo del
Cantiere sul programma sarà poco più che un insieme di buoni intenti…
Comunque il nodo è quello. Come si riuscirà a dare nuova linfa alla
politica ? Quale sarà la modalità di formazione del programma da parte del
candidato sindaco? Come si svilupperà una unità effettiva su obiettivi
condivisi? Come diffondere queste idee al di fuor dei luoghi della loro
formazione e smettere di parlarci tra di noi?
Noi preferiamo lavorare, fuori da tavoli ristretti e da teatrini
riscaldati, a proporre idee a più gente possibile, a confrontarci con
tutti su come superare “il crollo delle aspettative” della nostra Milano.
Per questo abbiamo distribuito 100.000 copie del numero “zero” de LA
FABBRICHETTA”.
Per questo abbiamo affisso per la città 5 manifesti sui temi centrali di
un cambiamento di approccio nell’amministrazione comunale.
Ora che il dibattito è sui nomi (delle primarie), siamo in apparente
difficoltà.
Perché dietro i nomi,fino ad ora, abbiamo visto più sagome ideologiche che
programmi e idee, abbiamo visto più contrasti tra personalità diverse che
confronti ideali nell’ambito del centro sinistra.
Ci auguriamo che dopo e durante il rush finale delle primarie le idee – i
programmi - tornino ad essere centrali.
Da parte nostra lavoreremo a renderle più comprensibili, a selezionare le
priorità anche in base a principi di concreta fattibilità, a comunicarle e
discuterle. Certo, anche i “vettori” (i candidati e le liste elettorali)
sono importanti. Cercheremo di districarci e capire se un vento nuovo può
soffiare anche li.
Cari amici della Fabbrichetta, un anno non è passato invano,ma c’è ancora
molto, molto da fare…
Come diceva il buon vecchio Seneca:”Non è perché le cose sono difficili
che noi non osiamo: è perché non osiamo che le cose sono difficili”. Che
il 2006 sia un anno innovativo e buono per la nostra Milano !
Pier Vito Antoniazzi
LA FABBRICHETTA
l
Per informazioni:
lafabbrichettala@tin.it |