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POVERI EQUILIBRISTI -Sintesi dell’incontro con don Roberto Davanzo,
Direttore della Caritas Ambrosiana,
a LA FABBRICHETTA di via Pepe 38- Mercoledì 19 ottobre 2005
P.Vito Antoniazzi presenta don Davanzo. Assistente regionale dei
boy-scout’s,poi parroco alla Fontana e da 10 mesi Direttore Caritas,un
osservatorio “privilegiato” rispetto alle povertà, ai problemi della
città…
“10 mesi sono pochi per una realtà come questa-attacca don Davanzo- sto
imparando…Persino la “giornata mondiale della povertà”,inventata da un
prete e fatta propria dall’ONU,mi era sconosciuta. Del resto in Italia non
molti la celebrano. C’è “Terre di Mezzo” una delle realtà che lavora con
gli homeless (un’altra che promuoviamo noi è “Scarp de tennis” con l’idea
di tenere viva un’attenzione culturale e di dare insieme lavoro a questo
popolo fragile) che l’ha onorata con “la notte dei senza fissa dimora”,
una notte all’aperto in piazza S.Stefano il 17 ottobre.
Io non mi entusiasmo troppo per “gli eventi”,per gli spettacoli (nemmeno
per le adunate oceaniche…). Mi sembrano episodici,quasi che poi il giorno
dopo il problema non ci sia più oppure sia solo “affar nostro”, di
“delegati permanenti all’emarginazione”. Non voglio essere “il cerotto”
per l’occasione. Certo è però che secondo la retorica dell’amministrazione
ci sarebbero più posti letto contro “l’emergenza freddo” che domande.
Figuriamoci! Se vai a vedere di 1660 posti annunciati, 1500 sono quelli
stabili,già occupati tutto l’anno…
Qui c’è la prima questione da porre. L’Ente locale deve assumersi
responsabilità, deve avere uno sguardo complessivo. La Legge 238 del 2000
prevede che l’Ente locale apra un tavolo col Terzo Settore, con il
no-profit per discutere la Programmazione dei servizi.
Solo ora, al secondo biennio di Piani,il Comune di Milano,stimolato dalla
Regione, chiama a un tavolo il Terzo Settore. Ma con incertezza e poca
voglia di ascoltare.
Su 1100 parrocchie della Diocesi Ambrosiana (oltre a Milano,Lecco,Varese,Treviglio)
abbiamo 800 Caritas,ma soprattutto abbiamo 260 Centri di ascolto che ogni
settimana sono aperti ai problemi della povera gente (di tutti i colori e
di tutte le religioni). I comuni si facciano aiutare dal terzo settore non
per una sorta di pancooperativismo che punti a gestire tutti i servizi,ma
prima di tutto per capire la domanda.
Seconda questione : la sicurezza è diventato un tema esplosivo. Un tema
spesso “emotivo”, enfatizzato, che fa paura e paralizza. Mi è capitato
ultimamente di occuparmi di Rom. Assicuro che non c’è niente di poetico e
letterario. Però la risposta non può essere “la cultura dello sgombero”.
Persino questore e prefetto l’hanno detto: è inefficace ed antieconomica
pure. Ci vuole integrazione,ma non è facile. Bisogna lavorare
sull’educazione,sui giovani e conoscere la loro tradizione.
Luca Gadola racconta dell’esperienza di “tolleranza zero” in Canton Ticino
(sassi nei campi dove si accampavano..):fallimentare. Esperienze positive
sono state invece dove l’amministrazione svizzera ha cercato di facilitare
il recupero di tradizionali attività artigiana.
Massimo Cingolati , a conferma dell’enfasi sulla sicurezza,dice che le
assicurazioni (che basano le loro tariffe sulle statistiche e le
probabilità di evento) riducono ogni anno le tariffe sui furti a
milano,mentre aumentano in altre località.
Davanzo ricorda l’esempio coraggioso della Amministrazione di Rho che si è
assunta la responsabilità di un campo per i Rom anche in presenza di un
referendum contrario leghista.
Occorre creare una rete informale di solidarietà,di prossimità. Milano ha
ancora tante risorse umane in questo senso. Non è tollerabile che
nell’estate scorsa a Milano ci siano stati 29 anziani trovati morti in
casa loro dopo diverso tempo (mentre nello stesso periodo nell’hinterland
ci sono stati solo 2 casi simili). Lo stesso carcere non riesce nella sua
teorica missione di rieducazione. Persone che escono dal carcere(o
potrebbero uscire se…) non hanno casa, lavoro, nessuna rete relazionale
che li aiuti. Ci sono stranieri “fragili”, ci sono sofferenti psichici, ci
sono disabili destinati a rimanere soli (e i parenti si pongono il
problema del “dopodinoi”).
Ci sono per fortuna esempi virtuosi. Condomini solidali,comuni che si
mettono in rete e assumono responsabilità,tanta gente che cerca di
lasciare meno sole le persone in questa città.
l
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lafabbrichettala@tin.it |