
__________________________________________________________________________________________________________
VINCENZO SIMONE
Settore Educazione al Patrimonio Culturale
Coordinatore Ecomuseo Urbano Torino
SILVIA DELL’ORSO
Giornalista
Gruppo Repubblica-Espresso
INTERVENTI DELLAFABBRICHETTA
Interventi di
Piervito Antoniazzi.
Enrico Borg Presidente Commissione “Città della conoscenza”zona 9
Silvia Mascheroni
Walter Marossi
Giorgio Poidomani (cdz 9)
Egidio Greco
Introduzione
n po’ di emozione oggi perché il secondo incontro della nuova stagione
della Fabbrichetta si svolge in quella vera cattedrale del lavoro che è la
Fonderia Napoleonica di Milano, restaurata dai proprietari in modo tale da
restituire un piccolo patrimonio alla città. Qui si è fatta la storia di
un pezzo di città che ancora campeggia nelle nostre piazze più importanti,
visto che qui è stata fusa la statua di Vittorio Emanuele che sta in
Piazza del Duomo. Così come le porte dello stesso Duomo.
Il tema di oggi attiene proprio alle esperienze di cultura e territorio, e
sarà introdotto da Silvia dell’Orso che sul tema sta per pubblicare un
libro-inchiesta e che ci ha segnalato l’esperienza di cui parliamo. Si
tratta di una realtà torinese interessante da diversi punti di vista, non
ultimo quello politico, visto che si tratta di un’esperienza nata in gran
parte dal basso, dall’attività delle Circoscrizioni, l’equivalente dei
Consigli di Zona milanesi. Il luogo di quest’incontro è all’interno
dell’unica zona amministrata dalla sinistra, di Milano. Una città che
comunque la si voglia definire e giudicare, ha un disperato bisogno di
progetti.
L’esperienza dell’ecomuseo di Torino vale la pena di essere raccontata e
soprattutto ascoltata, anche sotto il profilo della sua replicabilità. L’ecomuseo
è la rappresentazione plastica di come una struttura museale possa essere
messa in relazione con la città che la ospita. E’ particolarmente bello
farlo in un luogo come questo che rappresenta in sé un esempio di legame
fra strutture e città. A parlare dell’ecomuseo è Vincenzo Simone, che ha
seguito questo progetto dal primo giorno, e che ne è uno dei principali
protagonisti nella vita amministrativa e culturale torinese.
Inviterei Vincenzo Simone a cominciare il suo racconto proprio dalla
genesi del progetto.
La genesi del progetto ecomuseo si colloca all’interno delle politiche
museali della città di Torino nelle ultime due amministrazioni. La città
che gestisce le collezioni civiche si è posta di tutelare il suo
patrimonio più ampio, quello non musealizzato, a lungo trascurato. Accanto
al Settore musei che si occupa dei luoghi tradizionali della cultura
cittadina, è stato creato un nuovo Settore che ha centrato la propria
attività sulla accessibilità del patrimonio cittadino, creando
un’accezione nuova del termine museo..
La città aveva già vissuto l’esperienza del Settore periferie, che ha
lavorato a lungo sul rapporto fra periferia da un lato e patrimonio ed
attività culturali. Da quell’esperienza sono nati i centri di
documentazione storica locale sulla storia del patrimonio cittadino.
La trasformazione urbanistica di Torino negli ultimi anni è passata per il
nuovo piano regolatore del 1994, i lavori olimpici, la costruzione della
metropolitana e del passante ferroviario, ha provocato la trasformazione
dei luoghi della città, mutando tanti punti di riferimento locali, al
punto da porre la domanda su cosa rimanesse della vecchia città.
C’è stata anche una trasformazione della civitas, con il fenomeno
dell’immigrazione che cambia continuamente la città, che già aveva vissuto
a partire dagli anni cinquanta un fenomeno analogo, al punto che oggi la
maggioranza dei torinesi ha almeno un genitore non originario del
Piemonte. Questi fenomeni pongono la questione dell’identità cittadina in
trasformazione.
In questo scenario cittadino si è innestata nel 1995 la legge della
regione Piemonte che ha dato un preciso riferimento normativo e
finanziario al progetto dell’ecomuseo. Ultimo tassello della situazione è
dato dalla questione dell’accessibilità dei musei, questione non solo
torinese ma nazionale se l’ISTAT ha calcolato che 3 italiani su 10 entrano
in un museo, che è un medium culturale vecchio in un mondo in cui la
mediazione del museo non è più strettamente necessaria.
Questo il quadro d’insieme quando nel 2003 la Giunta Comunale istituisce
un gruppo di lavoro inter assessorile che ha cominciato a lavorare
sull’argomento ecomuseo. A tre anni di distanza questo strano oggetto può
essere definito partendo dalla sua pratica, ciò che rappresenta
un’esperienza emotiva perché si colloca in un ambito umano e rappresenta
il bisogno di mettere in relazione l’ambiente con lo spazio in cui si
vive. Il territorio.
I quartieri, intesi come abitanti, associazioni, gruppi, scuole, fanno la
loro parte, occupandosi di elementi tanto fisici che immateriali, memorie
di luoghi e relazioni umane. L’oggetto non è dato dall’alto, ma viene
proposto dal quartiere ad un gruppo di lavoro.
Dei dieci quartieri, le Circoscrizioni, otto hanno aderito alla proposta
della Giunta, dimostrando la loro vicinanza ai problemi del territorio. La
Giunta chiedeva loro di farsi promotori di progetti, di individuare i
luoghi fisici che rappresentassero il progetto scelto nei confronti dei
cittadini, facendosi nel contempo garanti dell’interesse generale di ogni
progetto.
Dopo le 3 circoscrizioni inziali, già nel 2005 erano cinque, per diventare
oggi otto, essendo ancora fuori dal progetto le Circoscrizioni Centro e
San Calvario. Non è significativo il dato politico che queste due
circoscrizioni siano amministrate dalla destra, visto che invece ha
aderito e lavorato molto bene la Circoscrizione del Lingotto, che è
amministrata dalla Lega. (Oggi tutte le circoscrizioni sono amministrate
dal centrosinistra dopo le elezioni di maggio).
Concretamente il progetto decolla con una delibera della Circoscrizione,
che viene sostenuta dal centro soprattutto in termini di sostegno e
lavoro, molto meno in termini economici. L’amministrazione cittadina
interviene anche a livello di normazione, di contributo, di esperienza
sulla sicurezza e sulla promozione della capacità di auto finanziamento.
Un ruolo specifico è rivestito dai Centri di interpretazione, dedicati
alla documentazione storica locale: un esempio è dato dalla Circoscrizione
5 che ingloba Borgo Vittoria, così denominato per ricordare la guerra con
i francesi del 1706, e che si è dedicato al terzo centenario di questo
evento storico. Il centro di interpretazione ha analizzato miti e
documenti, rielaborato le celebrazioni del secondo centenario del 1906,
tutte improntate allo sfruttamento del mito in senso funzionale a Casa
Savoia (Pietro Micca!), mediando la rilettura dell’evento verso i
cittadini.
Un altro esempio quello della circoscrizione Lingotto, che comprende il
luogo in cui sorgeva, ed in parte sorge ancora, l’area dello Stadio
Filadelfia, legato al mito del grande Torino. Oltre che patrimonio dei
tifosi, lo stadio è patrimonio del quartiere, nel senso che è un’occasione
per dare attenzione ad un patrimonio di memoria che è definito culturale
dai cittadini.
Ma chi sono nel concreto gli attori di questo sistema ?
Gli attori sono di diverso genere e peso: fra i forti ci sono le scuole e
le biblioteche che possono mettere a disposizione la loro organizzazione,
e le associazioni abituate al lavoro in rete. Fra gli attori deboli, ma
non di secondaria importanza, i singoli, gli anziani, i nuovi cittadini.
In una recente presentazione di Diego Novelli ad un volume sull’imigrazione
a Barriera Milano, erano presenti in maggioranza non gli anziani
interessati alla memoria del quartiere, ma i giovani interessati alla
storia del loro quartiere, ed alla precedente esperienza di integrazione
di immigrati. Questi sono attori del sistema.
Parlando degli attori non si può dimenticare che Torino ha già
musealizzato molta della sua storia, ma senza rappresentare la città del
‘900. Ad esempio già molto tempo fa Vittorio Viale aveva proposto Palazzo
Madama come sede di un museo contemporaneo.
L’ecomuseo permette tutto questo: non è l’unico né forse il migliore dei
mezzi, ma è un tentativo di definire un patrimonio culturale per poi
tutelarlo.
DOMANDA
C’è una collaborazione pubblico/privato per mettere in campo finanziamenti
accanto alla volontà politica ?
RISPOSTA
Ogni circoscrizione definisce uno spazio aperto ai cittadini per
l’attività, che viene quindi offerto dal “pubblico”, in cui il comune
interviene finanziariamente in conto capitale.
Poi i privati intervengono in vario modo nei gruppi di lavoro come
portatori di interessi e progetti.
Posto che in un anno la gestione di otto centri di questo tipo costa meno
dell’allestimento di una sola cosiddetta “grande mostra”, c’è poi tutto lo
spazio per il lavoro dal basso sui progetti. Chiaro che i condizionamenti
politici, i rapporti anche politici e di schieramento con il centro
cittadino, contano e sono ineludibili. Ma sempre gestibili.
DOMANDA
Forse è improprio porre la domanda in una città come Milano che spende in
cultura molto meno di città di gran lunga più piccole, ma la domanda c’è
ugualmente: cosa ci guadagna la città ?
RISPOSTA
Il progetto è principalmente rivolto ai residenti, con obbiettivo ultimo
la qualità del loro vita. Inevitabilmente poi si creano forti interessi
cittadini generati dalle esperienze di ecomuseo, e persino fenomeni di
turismo cittadino, perché in molti vogliono vedere le esperienze delle
Circoscrizioni.
In ogni caso oltre al ricavo di lungo periodo con le ricadute positive
sulla vita sociale, ci sono anche ricadute più immediate in termini di
conservazione del patrimonio.
DOMANDA
Tra museo tradizionale ed ecomuseo ci sono due diverse modalità di
interpretare la conservazione e valutazione del patrimonio museale. Come
interagiscono ?
RISPOSTA
Da parte dell’istituzione museale tradizionale c’è inevitabilmente una
chiusura iniziale, ma ci sono anche molte esperienze trasversali, ad
esempio come nel caso della realizzazione delle mappe di comunità con la
Fondazione Mek che opera in ambito museale tradizionale, specificamente
nell’arte contemporanea.
DOMANDA
C’è nell’esperienza dell’ecomuseo una tendenza al localismo, alla auto
referenzialità ?
RISPOSTA
Il localismo è un grosso rischio, mediato e controllato da chi come noi ha
il compito di coordinare.
DOMANDA
Come viene monitorata e controllata l’attività dell’ecomuseo ?
RISPOSTA
Si tratta di uno problemi più seri: il controllo di gestione interno
dell’amministrazione comunale aveva proposto di misurare l’efficacia del
progetto sul numero dei visitatori. Questo criterio non era però
soddisfacente, perché non si tratta di fare record di visitatori, quindi
da parte del nostro settore si è contro proposto di monitorare il numero
delle persone attivamente coinvolte nel progetto. Criterio che viene
attualmente seguito.
Certo che l’esperimento funziona a pieno regime, si cercano nuovi
indicatori di soddisfazione e si cerca di fare in modo che ci sia in
merito una buona comunicazione.
Per concludere, visto che in parte è stato introdotto da questa ultima
domanda, quali sono le criticità del progetto ecomuseo ?
Le criticità sono molte: una prima è di ordine politico, perché la
delibera che stava alla base del progetto era il frutto di un concerto fra
più assessori, che all’inizio ha funzionato molto bene. Poi, con il
passare del tempo, soprattutto le esigenze proprie del settore urbanistica
hanno cominciato a divergere rispetto a quelle del settore cultura, e
quindi si è aperto un lungo periodo di mediazione politica. Un altro
aspetto delicato rappresenta in modo alternato nel tempo criticità ed
opportunità ed è dato dal carattere un po’ anarchico delle iniziative, dal
grande fermento che le genera, che va governato senza irreggimentarlo per
non rischiare di renderlo sterile. Noi tentiamo di non intervenire mai nel
merito del contenuto, ma nel sostegno al progetto con una attiva
partecipazione ai gruppi di lavoro, un altro elemento critico è dato
dall’evoluzione del concetto stesso di ecomuseo, che è nato ed di per sé
un concetto flessibile, che però nel tempo fa sentire la necessità di
darsi regole di crescita, sulle quali il dibattito è aperto presso una
comunità molto allargata.
Paradossalmente nell’insieme dell’esperienza dell’ecomuseo la questione
finanziaria è importante ma non determinante, pur se in questo momento
storico così difficile per le risorse finanziarie degli enti pubblici.
Conclusione
C’è un po’ di invidia da parte di noi milanesi
nell’ascoltare questo racconto, ma da questo tipo di esperienze e proprio
dalla Zona 9 di Milano, c’è la voglia e lo spazio per ripartire.
l
Per informazioni:
lafabbrichettala@tin.it |