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“QUALE SINDACO PER MILANIA ?”
Incontro con Piero Bassetti
alla Fabbrichetta, 1 marzo 2006
Piero Bassetti è stato protagonista di varie stagioni milanesi. Esponente
di punta della corrente della “Base” DC (quella di Mattei, Marcora,
Granelli…), è stato pluriassessore per sette anni con il sindaco Cassinis.
Grande sostenitore del regionalismo è stato negli anni ‘70 il primo
Presidente della Regione Lombardia. Presidente della Camera di Commercio
negli anni 90 ha seguito le trasformazioni di questa città. A lui, a cui
piace usare il termine “Milania” per indicare la nuova globalcity, La
Fabbrichetta chiede di parlare di come Milano è cambiata.
“Mi piace parlare con gente che si fa domande,che cerca di capire e che
crede ancora nella politica.
In fondo certi giornali come “il Foglio” o “il Riformista” sono un
residuato di questa cultura:ma chi li legge ? Oggi i giornali vivono di
pubblicità, in funzione degli inserzionisti. E la “telecrazia” non è il
presente…è il futuro!!!
Sbaglia chi crede che siamo di fronte ad una “crisi” congiunturale.La
“crisi” è mondiale, epocale. E quando cambia il mondo non puoi cercare i
tuoi riferimenti nel passato, non puoi essere “retroverso”. Lo schema
destra/sinistra non funziona più.. Invece se uno pensa a quale sindaco ci
vuole, riparte da lì..ma è sbagliato.
E’ il punto centrale per la sinistra. Se si pensa di essere a sinistra
rievocando i valori e le lotte del passato si sbaglia. Erano belle le
lotte operaie…ma quegli operai non ci sono più, quelle fabbriche non ci
sono più.
Può essere il Comune,l’istituzione l’elemento aggregante? Ma anche quel
comune (quello in cui sono stato a lungo assessore) non c’è più. Ci
vorrebbe una rivoluzione piuttosto che un amministrazione (altro che
condominio!). Le cose vanno cambiate non “aggiustate”. La sinistra è più
in difficoltà anche perché è fuori dal governo locale da parecchio tempo.
Non conosce quello che si sta impastando,quello che sta lievitando,cosa si
muove in città.
E’ cambiata la città e anche l’idea di città. Una volta la città era dove
abitavano i cittadini,diversi dagli abitanti dei dintorni e della
campagna. Una volta la città aveva un solo centro. Oggi la mobilità ha
cambiato il rapporto funzione/territorio. Le elite non sono più sempre in
centro… Questo movimento è in più direzioni. Non è vera l’immagine che
Milano ogni giorno sia soltanto invasa da migliaia di “esterni” che la
usano, le persone che escono dalla città in auto sono più di quelle che
entrano ogni mattina!
Il successo delle Multisale fuori città è un esempio del cambiamento: una
volta si andava al cinema in Vittorio Emmanuele, nessuno avrebbe pensato
di andare a divertirsi a Melzo o Vimercate o Pioltello!
E così non si può fare il conto su 10.000 residenti in meno. La città si
riorganizza,si distribuisce sul territorio. Se giovani coppie hanno
trovato casa a Novate o a Peschiera o a Brugherio, sono per questo meno
milanesi ?
Dobbiamo porci la domanda: cos’è Milano oggi, a cosa serve Milano oggi ?
Capitale morale ?di che ? E’ l’Italia il nostro riferimento ? E’ la
regione ? E’ la Padania? E’ l’Europa?
Certo non si può pensare alla cinta daziaria.
Milano, anzi Milania , è una delle 10 più importanti città globali, ovvero
un “nodo delle reti globali”,secondo una ricerca, fatta da noi e
pubblicata da Bruno Mondatori. Non perché abbia il primato in alcune
reti/settori, ma perché è eccellente in molti (nelle università, nella
moda, nelle professioni,ecc.).
Certo il bacino va da Torino a Trieste. Torino Olimpica è anche un nodo di
questa rete. Le appartenenze oggi sono più per comunità di pratica che per
territorio. Persino i cattolici scelgono la parrocchia che preferiscono e
non quella sotto casa…I figli (se escono di casa..ma questo è un altro
problema) cambiano città, scelgono base al lavoro,all’opportunità,non in
base all’appartenenza locale. Persino il tifo calcistico non è più
localistico (la Juve ha,sempre più, tifosi anche a Milano…)
Le istituzioni sono per natura rigide, prendono atto (di solito in
ritardo) dei cambiamenti,raramente li precedono. Non possiamo aspettarci
troppo….”
“Eppure-interloquisce Pier Vito Antoniazzi-ci sono stati sindaci come
Caldara che hanno anticipato,che hanno dialogato con la cultura
scientifica, che hanno rappresentato una unità ed una identità
solidaristica anche in momenti difficili come i tempi di guerra. Il
Sindaco è sempre stato amato dai milanesi. Ha sempre goduto di una sorta
di luna di miele. Tranne in questo ultimo decennio in cui la sensazione è
stata quella di un autocrate,in dialogo solo con i poteri forti e
piuttosto punitivo (vedi politica delle multe) nei confronti dei
cittadini. Non possiamo tornare a sperare in un sindaco “amico dei
cittadini” ?”
Le città hanno sempre bisogno di un simbolo,di una spinta emotiva. Ma non
possiamo aspettarci una mamma di ieri che ci risolve tutti i problemi di
oggi. Ci vuole un sindaco che interpreti la trasformazione nel senso
sociale e popolare della sinistra. Non una persona organica ai poteri
forti ma piuttosto qualcuno che cerchi ti trasformare l’assetto
istituzionale. Da questo punto di vista un ex prefetto può avere le
competenze giuste… Come si fa a ritrovare la fiducia ? Basterebbe che un
sindaco riconoscesse le domande dei cittadini. Sarebbe la prima e più
importante delle cose. Guardate Veltroni. I romani stanno facendo grandi
cose. Non è il leader politico a realizzare grandi cose, ma è il
catalizzatore, colui che comunica suggestioni. La più importante delle
quali è la sensazione di avere un amministratore che capisce, che
considera, che valorizza. Allora ci facciamo in quattro,perché questa è la
volta buona…Certo il leader può essere anche negativo, proporti di non
pagare le tasse (tanto fa i condoni). Una sorta di “bagulun del luster”
,letteralmente “il ballista del lustro da scarpe” come i milanesi
chiamavano i venditori di fole,riprendendo l’immagine dai venditori
ambulanti del lucido “BRILL”….
“Quale ruolo può avere l’Università milanese in questo cambiamento che è
anche culturale?” chiede la professoressa Irene Buzzi Donato.
“Se guardiamo le classifiche Milano è una delle prime cinque in Europa per
ricerca (soprattutto applicata ma anche teorica..). Abbiamo poli di
ricerca avanzata,per esempio nella medicina.
-riprende il ragionamento Bassetti- Ma se devo chiedermi “questa sapienza
è in grado di animare una politica culturale che nuovamente attragga verso
Milano ?”, allora devo ammettere di essere dubbioso. C’è un eccesso
“umanistico” nella cultura milanese, c’è,soprattutto a sinistra, un
pregiudizio “antiscientista”. Ci aspetta una società del sapere… Milano
deve mediare,connettere, il sapere. Milano è stata la prima nel mondo ad
inventarsi l’ospedale. Questa idea di “Milano=grande famiglia”, Milano che
accoglie, Milano che cura…va rinnovato altrimenti lo perdiamo”.
“Come sifa a ritrovare la fiducia smarrita ?” chiede l’architetto
Francesco Florulli.
“E’ una sfida epocale!-ritorna sul tema d’apertura Bassetti- La risposta
non è a Milano ma a Milania. Una “global city”, un nodo della rete
globale. Non una ma tante reti. La moda certo ,dove noi abbiamo superato
Parigi,aggirando l’haute couture con il nostro prait a portèr, la
convention del design nel 2008,che oggi ci siamo fatti soffiare da Torino
(anche se, forse, sempre Mlania è).
La Lirica per esempio,una rete importante,che non può vivere per i soli
palchettisti.
Era bella quella Scala e quell’epoca,ma non possiamo restare agli amori di
gioventù…
Bisogna amare Milano,recuperandone il passato e la vocazione ma
cambiandolo per salvarlo.
E’ una vecchia consuetudine milanese, nulla si spreca, nulla si rompe. Si
va cercando il bello, il diverso, il migliore senza buttare niente…”
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