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C’E’ QUALCOSA DI NUOVO NELL’ARIA
L’inquinamento a Milano
Ennio Rota
Vice Presidente Legambiente Lombardia
La Fabbrichetta ha cercato nei
suoi percorsi di analisi della realtà milanese, di evitare i luoghi comuni
e gli argomenti troppo evidenti e dibattuti. Ma non è possibile esimersi
da una valutazione dell’inquinamento dell’aria che respiriamo. Lo facciamo
con un osservatore privilegiato, Ennio Rota, medico, dirigente della
Regione Lombardia e vice presidente di Legambiente.
Partiamo dall’oggi: perché un’aria così brutta e perché in gennaio ? E’
ovvia l’osservazione che con il freddo tipico di questa stagione aumenta
il ricorso al riscaldamento, e persino le auto sono meno efficienti, come
chiunque può constatare controllando i propri consumi, e quindi consumano
di più. La situazione meteorologica ha fattori anche più sottili: fa più
freddo al livello del mare, mentre in quota la temperatura è più alta.
Basta una differenza di 1° sopra le nostre teste per rendere difficile il
ricambio dell’aria, e quando la quota di inversione termica è più bassa
l’aria fredda resta schiacciata anche dall’aumento della pressione
dell’aria, gli inquinanti sono più stabili e l’inquinamento la fa da
padrone. I venti dell’est arrivano meno in questa stagione, e anche le
perturbazioni sono limitate così niente libera l’aria.
La rete di monitoraggio esistente permette di dire che tutti gli
inquinanti controllati sono statisticamente in discesa, eccetto l’ozono,
che rappresenta un problema prettamente estivo, in quanto scatenato dal
sole.
I dati lombardi sono analoghi a quelli del resto della pianura padana,
dove in termini di media mensile dei dati rilevati in gennaio
storicamente, la concentrazione dell’ossido di carbonio si è ridotta così
come si è ridotta, anche se in modo meno sensibile, quella dell’ossido di
azoto. Il biossido di zolfo (prodotto da gasolio e carbone) dalla seconda
metà degli anni ’50, quando ancora era prevalente l’uso del carbone per il
riscaldamento domestico, è diminuito del 1.100%, e tuttavia è ancora una
componente dell’inquinamento attuale.
Le polveri sono diminuite in generale, ma va considerato che il PM10 è
monitorato solo dal 1997, e sappiamo che questo rappresenta 80% delle
polveri totali. E’ in calo il benzene che dal 1994 ad oggi si è ridotto di
quasi il 400%.
La ragione di questa situazioni non ha una spiegazione unica, ma deriva da
diversi fattori: la metanizzazione ha ridotto drasticamente l’uso di
carbone, esattamente come a Londra si eliminò lo “smog” all’inizio degli
anni ’50 dopo la proibizione dell’uso del carbone.
In termini statistici è ormai assodato che ad un picco di inquinamento
corrisponde un picco di ricoveri ospedalieri ed un correlato aumento del
tasso di mortalità.
C’è una corrispondenza sicura fra il traffico, specialmente pesante, e
picchi di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) . I veicoli diesel
sembrano i maggiori responsabili dell’inquinamento da traffico, ma in
realtà il PM10 trova origine da diverse fonti. Le emissioni primarie di
PM10 sono quelle più evidenti, ma visto che primarie sono quelle prodotte
direttamente dalla combustione e che possono essere bloccate dai filtri,
mentre hanno importanza anche quelle secondarie, ovvero date dai gas di
scarico. Ora più è alta la concentrazione di PM10, più è importante la
quota di emissioni secondarie. Per questo il blocco temporaneo del
traffico colpisce direttamente il primario che in un giorno si riduce
anche del 30%, ma influisce solo in tempi più lungi sulle emissioni
secondarie. In questo senso il blocco non ha ovviamente un effetto
risolutivo, ma costituisce un contributo rilevante alla riduzione degli
effetti dell’inquinamento. Le fonti di PM10 primario per importanza di
quota vengono stimate dalle Agenzie Regionali per l’ambiente secondo
INEMAR, la speciale struttura che in base al bollettino petrolifero che
rileva con certezza i consumi di benzina, consente di calcolare con
modelli matematici i fattori di emissione:
a) primario: diesel 32%; legna 32%; altre fonti 20%
b) secondario: 50% traffico
Non deve stupire il dato relativo alla legna, che se quasi scomparsa dalle
grandi aree urbane come combustibile da riscaldamento, ha trovato
nuovamente largo uso nelle zone montane e pre alpine grazie alla
diffusione delle stufe ad alto rendimento.
Il traffico resta un elemento decisivo, su cui molto si sta facendo con il
miglioramento delle tecnologie, basti pensare alla progressiva del fattore
di emissione per km percorso, che per un’auto “euro 4” è ridotta a 0,8 per
km, mentre per un motore diesel tradizionale arriva a 30 per km, in
termini di PM10 ma anche di biossido di azoto.
Purtroppo l’incremento delle immatricolazioni di vetture diesel ha
compensato in negativo i miglioramenti raggiunti sui motori a benzina. Di
qui la polemica sulla richiesta di introduzione del filtro anti
particolato, sul quale è in corso un vero braccio di ferro fra costruttori
e governo, con i primi che sono disposti all’introduzione, ma a patto di
significativi contributi governativi per l’adeguamento degli impianti
produttivi. Si tratta peraltro di un elemento importante ma non
conclusivo, se si considera che i filtri abbattono il PM10 ma non IPA e
tutti gli altri inquinanti.
Va detto che la riduzione di polveri da traffico non è possibile al 100%,
ma va ridotta tendenzialmente, considerando che se è vero che l’indice di
produzione di polveri per tipo di veicolo è quella che segue (in mg per km
percorso):
- euro 0 sotto 3,5 ton 198
- euro 0 gasolio sopra 3,5 ton 571
- auto euro 4 benzina 0,8
- mezzo ATM con retro fit 150
- motociclo 4 tempi euro 1 15
il puro attrito produce 0,8 mg per km di polveri, e in qualche misura
questo è ineliminabile, visto che avviene anche per una bicicletta.
Preoccupa poi la considerazione che una quota del PM10 secondario sia
composta da ammoniaca, il che si spiega probabilmente con la presenza di
tale elemento in agricoltura nei fertilizzanti usati nelle campagne. Si
tratta quindi di un fattore sul quale risulta particolarmente difficile
impegnativo intervenire, vista la lunghezza della catena che lo produce.
La conseguenza è che solo in Lombardia, rispetto a Milano ed al suo
traffico che hanno 116 come indice di PM10, Lodi ha indice 133, e Cremona
113.
La Lombardia presenta quindi una situazione complessa e sfavorevole, con
condizioni meteo sfavorevoli, al pari delle regioni più colpite d’Euorpa
come la Ruhr in Germania, per motivi simili ai nostri. Esistono però anche
situazioni come quella del Belgio, la cui alta concentrazione di PM10
viene attribuita con certezza per la presenza di un alto livello di
cadmio, a polveri portate dai venti dell’est, in particolare dalla
Polonia. Altrettanto dicasi per la concentrazione registrata in Spagna di
polveri provenienti dal Sahara. Purtroppo il PM10 delle nostre regioni è
tutto nostro, e per questo in sede comunitaria saremo sanzionati, con
circa 500 milioni annui di mancati trasferimenti da UE, per il supermento
permanente dei livelli ammessi di concentrazione di PM10.
Ci sono strumenti per fare interventi strategici, che però possono essere
solo il frutto di scelte politiche coraggiose: la decisione di questi
giorni a livello di governo nazionale di bruciare olio combustibile per
compensare il molto reclamizzato mancato apporto del gas russo, ci riporta
indietro di vent’anni. Questa decisione non è giustificata dalla
situazione attuale, alla fine di un pur rigido inverno, ma è direttamente
funzionale alla difesa di interessi petroliferi ed automobilistici.
Altrettanto strategica e frutto di mancanza di coraggio politico, è la
scelta di continuare a puntare sulle autostrade per lo sviluppo della
mobilità, invece di progettare nuove e più efficienti linee ferroviarie,
come è il caso dei due progetti lombardi di cui si parla da anni.
Concludendo:
- c’è un trend positivo nel lungo periodo, ma con singoli picchi negativi
stagionali
- la colpa è del sistema nel suo complesso, con responsabilità diffuse ad
ogni livello istituzionale e decisionale
- serve una maggiore organicità degli interventi perchè c’è un livello di
complessità ed interdipendenza tale che ogni azione va coordinata e
graduata con attenzione
- serve una svolta nella produzione di energia: turbogas, eolico, solare,
fotovoltaico, sono tutte realtà che permettono importanti risparmi, ma ad
oggi sotto utilizzate, anche perché pur in presenza di importanti risparmi
di sistema, gli incentivi (ad esempio 300 megawatt di credito nel conto
energico per l’uso di queste formule) sono ancora più limitati delle
risorse naturali disponibili; l’ultimo esempio è dato dalla Finanziaria
che ha eliminato la possibilità di dare contributi a privati in materia di
risparmio energetico, tagliando tutto lo sviluppo possibile all’utilizzo
di energie alternative in ambito privato
Si deve insistere nell’adozione di piccoli ma costanti e precisi
interventi tesi ad ottenere risultati a lunga scadenza, anche se si deve
dare per scontato che gli effetti non saranno lineari, perché ad ogni
azione spesso corrisponde una reazione inattesa, non ostante il
perfezionamento dei metodi matematici utilizzati.
Il saldo di chiusura dei centri urbani al traffico è solo parzialmente
positivo, perché pur con qualche risultato al centro, la congestione nelle
aree periferiche compensa in negativo. L’effetto più importante anche se
minimo e di lunghissimo periodo, sta nella scoperta dell’uso dei mezzi
pubblici o comunque di mezzi alternativi all’auto, il cui uso si riduce a
lungo termine.
L’uso del bio diesel ha un senso limitato e non un impatto di sistema ,
visto il suo impatto ridotto per la possibilità di produzione limitata per
legge, e perché il ciclo industriale di tale combustibile ha un costo
analogo a quello del diesel tradizionale, ma risulta favorito dagli sgravi
fiscali. L’adozione da parte dei mezzi dell’Azienda Tranviaria si è
accompagnata all’adozione dei filtri anti particolato sui mezzi, ma
purtroppo l’esempio non è stato seguito dalle altre amministrazioni
pubbliche che incidono sul nostro territorio.
Il problema dell’inquinamento da traffico sta anche nei fattori esterni,
per i quali esistono molti tentativi di analisi.
A livello di sistema la fine del modello della fabbrica fordista, e
l’adozione del sistema Toyota del “just in time”, ha fatto sì che
nell’odierno sistema produttivo l’industria non produca più per il
magazzino, ma per la consegna immediata. Grazie al contemporaneo sviluppo
dei sistemi di gestione dell’informazione, che hanno fatto nascere la
logistica come sistema di gestione e controllo del movimento merci, questo
si è tradotto in un enorme aumento di traffico di piccoli veicoli
commerciali, spesso diesel, per le consegne rapide.
A livello strettamente politico, leggendo il primo documento del candidato
sindaco del centro – destra, non può non risaltare il fatto che i primi 10
“progetti” siano di tema, ambito e persino linguaggio ambientalista. Forse
c’è un pericolo di confusione delle identità su questi temi, ma è certo
che senza una politica di scelte radicali e coraggiose, la sinistra non
sarà più riconoscibile come tale neanche sulle tematiche ambientaliste,
sulle quali riesce a sembrare più radicale ed innovatrice
l’amministrazione Formigoni.
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lafabbrichettala@tin.it |