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Antonio Monzeglio
ARCI Ragazzi
Dal 1999 il 20 novembre è la giornata scelta dall’ONU quale “giornata dei
bambini e dei ragazzi” sino a 18 anni, con un preciso riferimento ad una
convenzione internazionale che è stata ratificata ad oggi da 184 nazioni
(fra le eccezioni USA e Somalia).
A proposito di testi di legge, in Italia la legge 216 ha delimitato
l’ambito della sicurezza dei bambini, sino alla legge 295 del 1997, legge
Turco, che nasce anche dalla sollecitazione di Carlo Paglierini dell’ARCI
Ragazzi, e sotto il titolo “Promozione dei diritti e delle opportunità”,
stabilisce soprattutto una nuova metodologia, secondo la quale alle
cautele protettive proprie della normativa sui minori, aggiunge anche
funzioni attive di:
- protezione
- promozione della competenza
- partecipazione
In questo quadro diverse associazioni che si occupano di ragazzi hanno
provato a guardare con gli occhi dei bambini la nostra città.
La prospettiva dei bambini, ad esempio sul traffico, è molto diversa da
quella degli adulti, anzitutto per ovvi motivi di statura, per cui per
loro le automobili sono effettivamente degli ostacoli incombenti. Va anche
considerato che i bambini hanno una forma tutta particolare di
trasversalità, ad esempio nell’essere mediatori culturali per le loro
famiglie. Ci sono messaggi diretti ai genitori che vengono più agevolmente
veicolati e con più efficacia, se fatti passare attraverso la mediazione
dei ragazzi. E questo avviene in modo straordinario verso i genitori extra
comunitari i cui ragazzi frequentano le scuole milanesi (35% del totale
degli alunni) fornendo un veicolo privilegiato per la mediazione culturale
verso le loro famiglie, nell’assenza di politiche integrative
istituzionali.
Nell’ambito del rapporto fra bambini e traffico i progetti minimi
risultano enormemente ambiziosi: basti pensare ai percorsi casa-scuola, un
piccolo progetto che incontra ostacoli apparentemente insormontabili da
parte delle autorità scolastiche e municipali. Tutto questo in una città
che ogni giorno perde un pezzo dell’identità culturale più facile per i
bambini: pensiamo al Lido che diventa “Infostrada Village”
A fronte di questa situazione le istituzioni sono ferme, ancorate ad una
duplice mancanza di attivismo:
- i funzionari colpevoli ma non responsabili
- la politica responsabile ma non colpevole
e questo si traduce solo a Milano in 14 milioni di euro fermi in assenza
di capacità progettuale e di spesa.
Con tutto il rispetto per gli anziani, attraverso una politica dei ragazzi
si può costruire un modo di fare politica nuovo, che costruisca la città
futura.
Proprio nell’ambito dell’imminente giornata dei bambini, il Comune di
Milano fornirà uno spazio per un “question time” su traffico, piste
ciclabili ed altro, all’insegna del motto “la serietà lasciamola ai
bambini”.
Nella nuova amministrazione Provinciale di Milano la delega conservata in
argomento dal Presidente Penati è un segnale di attenzione ed importanza,
anche se in altre città importanti (Roma – Torino) ci sono dipartimenti
specifici da tempo in funzione. Così come in Francia la legge ha da tempo
istituito i consigli comunali dei ragazzi. Non si tratta di indurre i
ragazzi a scimmiottare gli adulti ed i loro riti, ma di esperienze
qualificanti che educhino alla democrazia partecipativa le giovani
generazioni. A Milano dopo lo svolgimento di alcuni focus group, ci sarà
una kermesse alla scuola del circo (Bastioni di Porta Volta).
In definitiva, così come avviene in questi giorni, la politica cerca di
mettere il proprio cappello su iniziative che le sfuggono completamente.
Si avverte in tutta la sua valenza lo slogan “una città che non c’è”,
perché in assenza di riferimenti tradizionali (scuola – famiglia) niente e
nessuno si fa avanti. Il tutto a fronte di un’offerta consumistica
allettante anche quando respinge, come nel caso degli spettacoli
televisivi con “bollino rosso”. Il consumismo è spesso l’unica offerta su
piazza, con lo shopping in centro o nei centri commerciali delle periferie
satellite. Così nelle proposte che ricevono i ragazzi non trovano
indicazioni sulle buone pratiche possibili nella vita cittadina.
Le buone pratiche esistono e meritano di essere studiate e valorizzate.
Esiste l’esempio di “mini Munchen”, un programma educativo che riproduce
nei mesi estivi la vita cittadina , con le istituzioni formato baby ed un
sindaco ragazzo; l’intero programma costa 180.000 € all’amministrazione
comunale di Monaco di Baviera.
Questo tipo di iniziative sono già state replicate in molti piccoli
centri, anche in Italia in Emilia Romagna, laddove la maggiore facilità di
contatto fra amministratori e cittadini facilita la partecipazione.
La prospettiva è quella di creare una cultura che si basi sui ragazzi, per
smuovere le scuole e le istituzioni. E’ il caso dei progetti di
accompagnamento casa-scuola dei bambini in area metropolitana: a Milano
esiste il caso della scuola Bottega – San Mamete, dove è stato creato un
sistema di accompagnamento basato sul tutoraggio.
Purtroppo le attività relative ai bambini sono completamente ferme da
parte delle nostre amministrazioni locali, tanto che anche l’istituzione
del Difensore Civico Regionale dei bambini, è rimasto un annuncio cui non
è stato dato un seguito.
A proposito della prospettiva dei bambini, se si fa con una telecamera una
ripresa all’altezza di 70 cm, il risultato è triste: la fascia peggiore
delle edicole, macchine che consistono di paraurti e tubi di scappamento,
ma soprattutto tutto lo sporco della città che è molto più vicino ai
bambini che agli adulti.
Questo brutto mondo cittadino è percepito dai bambini come normale, benché
loro siano naturalmente portati al bello della campagna, della montagna,
del mare. Però i bambini percepiscono una situazione di disagio verso
questo loro mondo, ma senza avere gli strumenti per dissiparlo.
Un elemento che si può recuperare dalle esperienze del passato è quello
della sanità, che in passato vedeva la scuola in prima fila nel campo
della prevenzione, mentre oggi la redistribuzione delle competenze alla
regione, via ASL e ospedali, ha scombinato le cose senza dare nuovi
servizi. L’esempio macroscopico è quello dell’intervento psicologico, che
è considerato argomento di medicina specialistica ed in quanto tale
riservato agli ospedali, che sono del tutto assenti dal mondo della
scuola. Il Comune deve tornare ad essere reale coordinatore delle
politiche di prevenzione, perché il rapporto costo-risultato delle
campagne di prevenzione veicolate dalla scuola è incomparabile con
qualunque altro canale.
Il sostegno alla genitorialità è poi un campo di intervento molto ampio:
non esistendo una scuola per diventare genitori, c’è un forte bisogno di
supporto, cui mancano risposte istituzionali. La Regione Lombardia ha
fatto una legge in favore della associazioni di genitori, che arriva anche
a dare finanziamenti, ma non si tratta di interventi innovativi.
Tramite i bambini si può strumentalmente far risaltare alcuni problemi, in
moda tale da farli emergere davanti agli occhi dei genitori: fare cento di
metri di strada per i bambini, con aree di accesso alla scuola con sosta
riservata negli orari di entrata ed uscita, coordinate da “mobility
manager” all’interno delle scuole. Ecco una serie di servizi diretti ai
bambini, ma che di fatto indicano ai grandi qualcosa che li riguarda
direttamente: che una città senza auto è possibile. Si tratta di passare
un tratto di evidenziatore sulla realtà.
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lafabbrichettala@tin.it |