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IL VERDE A MILANO (…E ALTROVE)
INCONTRO A “LA FABBRICHETTA”, Via PEPE 38 - MILANO
MARTEDI 10 MAGGIO ore 18.00
Non esiste un sistema di verde a Milano. Esistono pochi spazi verdi,
episodici, senza identità ne connessione. Ma se diamo uno sguardo a
Monaco, Francoforte, Parigi…la storia è tutta un’altra. Ci sono percorsi
che collegano, funzioni che caratterizzano e danno identità. Ci sono piste
ciclabili per spostarsi da un parco all’altro, ci sono viali alberati e
persino “sopraelevate verdi”…
Di questo e di altro si discuterà martedì 10 p.v. a “La Fabbrichetta”, il
centro di produzione di idee innovative per il governo di Milano, che da
poco ha aperto i battenti al quartiere Isola-Garibaldi.
L’incontro sarà introdotto, con ampia documentazione di immagini in
diapositiva, da Mario Allodi, architetto di giardini.
Con questo incontro La Fabbrichetta prosegue il suo lavoro di costruzione
di pezzi di programma per una nuova amministrazione comunale.
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L’idea di questa conferenza è nata dalla
richiesta di Piervito Antoniazzi di una discussione sui temi del verde a
Milano. Il taglio che è stato dato è centrato più che altro su “altrove”
per stimolare una riflessione sulla situazione attuale del verde nella
nostra città.
In negativo quindi si cerca di analizzare alcuni aspetti delle
potenzialità
- sistema del verde
- parcheggi sotterranei
- piste ciclabili
- recupero a verde di aree dimesse
che in qualche modo riprende le “quattro P” che sono la base di una
politica del verde: parchi-parcheggi-pattumiere-piste ciclabili
1) il sistema del verde
non si può parlare di un sistema organico del verde a Milano, perché le
realizzazioni a verde sono dei puri riempimenti, senza un progetto verde
in una logica di sistema; l’ideale cui tende chi vive in modo radicale e
assoluto il senso del verde cittadino è quello di arrivare ad avere una
città/casa, nella quale i parchi siano le varie camere verdi, collegate da
vie alberate che siano i corridoi verdi della casa; non si tratta di una
visione teorica, come dimostrano le realizzazioni di città europee di
dimensione simile, ma anche maggiore a quella di Milano. La visione di
alcune diapositive permette di trarre alcuni spunti dai sistemi del verde
che sono stati concretamente messi letteralmente in funzione, a
disposizione dei cittadini di queste città che sono Monaco di Baviera,
Francoforte, Stoccarda.
Monaco di Baviera, che è una città simile a Milano per dimensione e numero
di abitanti, e le due città si sono anche date in tempi vicini due parchi
(il Sempione a Milano e il Englische Garden a Monaco) di tipo
tradizionale. A Monaco però c’è stata una importante evoluzione nella
costruzione di aree verdi, con la creazione di una lunga spina verde che
collega i quartieri della periferia sud della città con l’isola pedonale
sul fiume Isar. La prima caratteristica che distingue nettamente questo
percorso è l’utilizzo combinato di verde erbaceo, arbusti e piante, che
denota non solo un minor timore che gli arbusti possano facilitare
aggressioni o altro. Ma anche una migliore difesa delle piante che non
rischiano di diventare dei posa cenare o dei cestini come spesso accade
nella nostra città. In realtà da ogni punto di vista si può constatare un
grande rispetto per l’arredo verde e di altro tipo, con una forte
attenzione alla conservazione delle cose comuni.
Tutto il percorso è supportato da piste pedonali e ciclabili ben distinte,
e queste ultime sono dotate di una specifica segnaletica, con indicazioni
non mutuate dalla circolazione automobilistica. Nello snodarsi del
percorso si trovano anche esempi di insediamenti contigui al verde, che
permettono oltre alla fruizione diretta, anche un tipo tutto particolare
di controllo sociale, grazie alla presenza costante degli abitanti ed alla
comunione fra spazio pubblico e spazio privato.
Francoforte, ha un anello che circonda il centro, molto simile ai nostri
bastioni, che sono connessi con un asse pedonalizzato centrale. Anche qui
una pista ciclabile percorre tutto lo spazio verde, con dimensioni diverse
a seconda della larghezza dei diversi punti dell’area; se la pista è mono
direzionale è logico che possa essere più stretta; l’importante è che la
pista abbia un’identità data dal modo in cui è realizzata e non solo dalla
biciclettina dipinta per terra. Nel percorso sono realizzati spazi verdi
di ridotte dimensioni, vivibili in una dimensione quasi domestica,
astratti dal contesto urbano circostante, e dotati di una identità propria
ben definita, e resa concreta da elementi come sculture e altri arredi
specifici; anche la prospettiva non è trascurata, perché dagli spazi ci
sono scorci e prospettive che arrivano alla dimensione più ampia della
città. Tutto questo, alternando spazi verdi e spazi attrezzati, permette
possibilità multiple di fruizione da parte del cittadino, ad esempio
permettendo di godere del verde anche in giornate di pioggia.
Stoccarda: una lunga spina verde porta dal centro alla zona termale (Mineral
Wasser); si parte da un giardino molto razionale grazie alla ripetizione
di segni precisi (cerchi e quadrati), con una precisa attenzione alla
relazione fra i prospetti degli edifici e lo spazio verde; andando dal
centro verso la zona termale progressivamente aumenta la natura libera: le
piante infatti contrariamente all’uso italiano sono prese nella forma
libera della loro potenzialità decorativa; anche in questo caso ci sono
aree attrezzate che comunque si inseriscono nella libertà del verde.
2) i parcheggi sotterranei
anche su questo argomento si può avere una posizione chiara e netta, a
difesa di criteri assoluti di difesa e sviluppo del verde urbano; i motivi
sono principalmente due: anzitutto i parcheggi sotterranei non danno un
contributo significativo alla risoluzione del problema del traffico,
perché portano numeri limitati di posti auto; ben altre soluzioni
sotterranee di sistema sarebbero possibili, ma di tale ampiezza che ci
vorrebbe una volontà politica molto difficile da realizzare;
ma soprattutto non convincono i parcheggi sotterranei per la falsità del
verde appoggiato sopra l’enorme vaso costituito dalla struttura dei
garage, coibentata a isolamento di tutta l’area; la falsità non è solo
nella nostra testa, ma nei fatti, perché le piante appoggiate su quelle
aree sono destinate a non vivere gli ottanta anni medi delle piante
cittadine, perché circa ogni venti anni la coibentazione ha bisogno di
manutenzione, e quindi il verde appoggiato deve essere completamente
riposizionato, con tutti i problemi ed i costi che questo comporta; la
città del resto ha bisogno di un insieme di piante giovani e vecchie, per
consentire un ciclo funzionale delle piante corretto e completo a
vantaggio dell’aria che tutti respiriamo;
infine c’è un elemento psicologico: la percezione della falsità del verde
appoggiato sul parcheggio causa primo o poi un vero e proprio crollo
emozionale nei confronti del verde per il cittadino; meglio sarebbe allora
una scelta di pura e dichiarata falsità, come quella fatta a Parigi nel
Parc Atlantique.
3) le piste ciclabili
la necessità di incentivare l’uso della bicicletta in alternativa
all’automobile, e quindi delle piste ciclabili come strumento concreto, è
un principio accettato da tempo, ma manca completamente la creatività
nella realizzazione delle piste; una striscia di asfalto teoricamente
riservata, come sezione della strada delle automobili è un concetto un po’
triste, ed infatti perdente;
oltre a inserire le piste ciclabili in un sistema verde (come già visto),
sono possibili molti interventi, come fatto in molte città d’Europa, da
Vienna ad Amsterdam a Zurigo; le diapositive illustrano alcuni esempi:
- le indicazioni specifiche per il ciclista
- la segnalazione fisica e cromatica del passo carrabile che interrompe la
pista
- la penalizzazione del traffico automobilistico a vantaggio di quello
ciclistico
- le “strade gioco”, strade secondarie nelle quali si dà prevalenza
all’uso pedonale e ricreativo, con la creazione di spazi verdi che
interrompono e canalizzano il traffico delle auto
4) recupero aree dimesse: 3 esempi parigini
la politica di recupero delle aree dimesse si concretizza solo se la
volontà politica di farlo si esprime chiaramente a livello quantitativo
(grandi dimensioni) e qualitativo (interventi articolati e ragionati); in
questo senso negli anni la città di Parigi si è distinta per alcuni
recuperi di grande pregio e dimensione:
4a) la “la promenade planté” ex rilevato ferroviario dimesso tra place de
la Bastille ed il Parc de Bercy: la parte superiore è stata interamente
piantumata ed attrezzata in modo vario a seconda delle larghezza della
sezione (pergolati – tralicci – rampicanti); il pubblico ha diverse
possibilità di accesso lungo la promenade, sia con scale che con
ascensori; l’architettura è stata piegata ad uso della promenade, con
l’uso di piante, topiate e libere,
4b) Parc Citroen: vecchia area industriale automobilistica, molto simile
al nostro Portello, recuperata con un progetto molto articolato passato
per un concorso internazionale; si basa su una serie di giardini tematici
legati al colore che li domina, collegati ciascuno ad una serra sempre in
tinta ed ad un pratone; un grande segno diagonale a collegare il perimetro
ortogonale ed a chiudere il tutto due serre:
giardino nero-ipogeo, > verso il basso, iris neri
giardino bianco – epigeo > verso l’alto, fiori bianchi
il disegno del parco è di forte rigore logico, con l’uso dell’acqua a
cucire fra loro gli spazi, ed anche con una fontana a superficie libera,
con possibilità di attraversamento e gioco;
4c) Parc de la Villette: altra realizzazione molto complessa, progetto di
lunga realizzazione nel tempo, con un maglio ortogonale cui si
sovrappongono il verde ed i percorsi fatti proprio per interrompere la
linea ortogonale; oltre alla parte puramente verde è collegata ad un forte
elemento culturale: Città delle scienza, Città della Musica.
Ma anche una forte attenzione all’aspetto del gioco, non con realizzazioni
tristi e banali, ma ad esempio con la bicicletta “land art”, piantata nel
terreno, ma accessibile per diversi modi di gioco
Tutti questi esempi nelle quattro aree analizzate, confermano ampiamente
che una volta definita come centrale per la politica cittadina la
realizzazione di un “sistema verde”, non ci sono limiti alle realizzazioni
possibili.
Gli spunti dati da quanto fatto all’estero non devono essere solo
riprodotti, ma dimostrano che se c’è un progetto complessivo le idee
concrete non sono un problema.
Gli interventi dei partecipanti hanno evidenziato come questo tema sia
assolutamente centrale per la nostra attività, ed anzi tutti concordano
sulla opportunità di approfondire anche in altri incontri.
Nel merito gli interventi hanno avuto per oggetto la distanza della realtà
milanese dalle situazioni analizzate:
- Milano ha tutto per fare esperienze di questo genere, gli spazi, le
risorse, le idee, ma è mancato ripetutamente da parte di quasi tutte le
giunte degli ultimi venti anni la volontà di mettere interventi seri sul
verde al servizio di un progetto politico complessivo
- Dobbiamo deplorare la mancanza di educazione politica trasversale fra
governanti e governati
- Nella nostra città sono state perse una serie di occasioni di recupero,
ultima e più clamorosa la Fiera, ma ci sono ancora tante opportunità,
dalle aree demaniali delle caserme alle aree ex FF SS
- Le amministrazioni comunali oppongono a questi progetti la ricerca di un
beneficio economico immediato, che verrebbe dal “fare cassa” consentendo
la realizzazione di nuove aree fabbricabili a scapito del verde; oltre a
non risolvere certo i problemi di bilancio con questa piccola cassa, non
si dà nessuno slancio alla città in sé
- Non è assolutamente escluso che il recupero a verde delle aree non possa
avvenire con un progetto complessivo che comprenda anche occasioni di
sostenibilità economica dei progetti verdi, integrando verde e attività
economiche
- E’ proprio del nostro progetto cercare di collegare le questioni di
ampio respiro (il sistema verde – il recupero delle aree) con questioni di
dettaglio ma importanti per la vita dei cittadini (gli spazi gioco – le
piste ciclabili)
l
Per informazioni:
lafabbrichettala@tin.it |